giulio francesconi LAratura 1954

L’acquisto del terreno e costruzione

Il P.C.I. aveva già un locale dove riunirsi (lo dice Francesconi nello scritto la Casa dei diavoli rossi) e lo certifica l’Ufficio Politico della Questura di Viterbo in un prospetto statistico indirizzato al Ministero dell’interno in data 5 settembre 1952. Il locale risulta non essere di proprietà del partito e non frequentato quotidianamente come circolo.
Il P.S.I. non aveva invece un luogo dove riunirsi. Gli iscritti dei due partiti non erano pochi: già il 26 febbraio 1947 la Legione Carabinieri Lazio li indica in numero di 120 per i comunisti e 147 i socialisti (i Democristiani erano 100 uomini e 68 donne; l’uomo Qualunque ne contava 138; i Democratici del Lavoro erano 25; 4 i Reppublicani).
In questo quadro inizia l’iter per la costruzione della casa del popolo di Vasanello.
La sua storia ufficiale inizia il 6 febbraio 1952, quando il Presidente della Lega dei Contadini, Pieri Erminio scrive una lettera, indirizzata al Comune, chiedendo un pezzo di terra da acquistare. Il testo recita: “la Lega dei Contadini di Vasanello fa domanda a questo spettabile Comune affinché voglia concedere in vendita l’area che trovasi nei pressi del Taglione confinante con Giacinti Lanno e Mecocci Pietro. Fiducioso di quanto sopra richiede con osservanza. Il Segretario della Lega dei Contadini, 6 febbraio 1952”
L’amministrazione comunale esamina velocemente la richiesta. In data 16 febbraio il Sindaco Vincenzo Zanca scrive alla Lega dei Contadini specificando che il Consiglio Comunale in “linea di massima” è favorevole alla cessione dell’area, ma mancano alcune specifiche per poter iniziare l’istruttoria della pratica: innanzitutto, una regolare domanda in carta da bollo; il disegno in scala del fabbricato; una perizia giurata indicante il valore catastale dell’appezzamento. Solo dopo aver ricevuto quanto richiesto nella lettera il Consiglio Comunale avrebbe potuto deliberare in merito.
Passano quattro mesi ed il Consiglio Comunale prende la sua decisione. Evidentemente tutti i documenti richiesti furono presentati regolarmente per consentirla. Esattamente il 16 giugno 1952 alle ore 21,00, con delibera n° 9 il Consiglio Comunale decide di vendere, all’unanimità, “al Sig. Pieri Erminio fu Giovanni, quale presidente della locale Lega dei Contadini, per la somma di 18.000 lire, mq 88 di area fabbricabile di proprietà del Comune sita in Via Polare” Sappiamo, perciò quanto costò l’appezzamento su cui fu costruita la Casa del Popolo, prezzo arrotondato per eccesso in quanto il valore vero fu peritato in 17.600 lire dalla relazione del Geom. Giacomo Nisini di Vallerano.
Dalla delibera veniamo a conoscenza anche di un’altra notizia importante: “L’area è di nessuna utilità per l’uso pubblico”. Su questo concetto di utilità dell’area individuata prenderà vita la battaglia con gli uffici della Prefettura di Viterbo, descritta come un romanzo da Giulio Francesconi nel suo racconto “La Casa dei diavoli rossi”.
Ricordiamoci, perciò di questa premessa utilizzata nella delibera consiliare per dare il via alla vendita di una parte del patrimonio alienabile del Comune, perché la ritroveremo più avanti.
La delibera fu pubblicata il giorno successivo, 17 giugno, fino al 1 luglio e non ci furono reclami ufficiali in Comune. A questo punto è interessante conoscere i com ponenti del Consiglio Comunale che hanno deciso di cedere l’area fabbricabile. Erano stati eletti il 10 giugno 1951, in una tornata che prevedeva anche l’elezione del Consiglio Provinciale di Viterbo. Il clima di quella elezione, che rispecchiava la situazione di guerra fredda che si respirava in Italia e in Europa e che il Prefetto di Viterbo riporta alla dimensione locale nelle sue relazioni, la cogliamo in maniera precisa, a Vasanello, dalle pagine del diario di Lanno Orlandi detto Nano i Vappo, che così riportò:
“Comizi --- In preparazione alle elezioni Amministrative domenica 13 maggio ebbe luogo il primo Comizio elettorale tenuto dall’On. Paolo Bonomi (DC) e dopo di lui ne teneva un altro un compagno del Partito Comunista. Dopo dei quali avvenivano dei commenti da parte dei sostenitori delle due tendenze onde è che accesesi le discussioni ad un certo punto ne nasceva una buona scazzottata tra democratici, comunisti e missini. Solo qualche contuso e occhi gonfi. Il 20 maggio parlava dalla loggia di Florindo il candidato della lista Comunista tale Raggi Daniele di Canepina. Il 24 Festa del Corpus Domini dalla loggia di Ilario faceva prima una moralina Angelo Vestri e poi un discorsone l’On. Agostino Del Rio (DC). Il 27 dopo la processione a chiusura del Mese Mariano parlava ancora il repubblicano Delfo. Per qualche sera dai democratici Pietrino e Angelo al microfono dopo la funzione viene letto il giornale parlato. Indi seguono altro comizio la domenica 3 giugno. La sera del 6 ancora tra il dormi veglia parla Raggi e la sera appresso nella Piazza del Comune il Sindaco uscente Cav. Mariani legge al popolo una sua relazione inerente l’operato da lui svolto nei cinque anni di sua amministrazione. A chiusura della campagna elettorale la sera dell’otto ci sono tre oratori Mariottini (Comunista) Jozzelli (DC) ed una signorina (DC). Naturalmente ogni oratore è stato calorosamente applaudito da parte dei propri seguaci.
La votazione --- la votazione avviene in tre sezioni il 10 giugno 1951. Ed anche per queste elezioni amministrative e provinciali vi è stata una forte propaganda dei due partiti in lotta. Comunisti apparentati coi socialisti e Democratici apparentati con i Repubblicani e Missini. Come al solito bandi, raduni e affissioni di manifesti da ambo le parti. Per ogni dove, se ne vedono di tutti i colori e di tutte le spece. Quelli Comunisti che sbraitano in un modo. Anche la Piazza grande non è stata risparmiata dalle scritte in calce.
Tra le tante si legge:
chi vota Canepinese – aumenta le spese. Chi vota Canepina - cià il cervello di gallina. È meglio 30 anni di galera – che un amministrazione forastiera. È meglio un somaro Bassanellese – che un Sindaco Canepinese. E così tante altre che sarebbe troppo enumerarle.
Naturalmente di risposta a queste ve ne sono state altre come pure vi sono stati dei volantini per tutte le parti. Si trovano al Municipio la I° sezione; al Comune vecchio la II° sezione; alla Cantinaccia la III° sezione e le operazioni elettorali si sono iniziate alle sei di Domenica e terminate alle 14 del lunedì.
Mentre sparsi qua e la si vedono gruppetti che propagandano ognuno per il suo partito, i designati alla candidatura, si danno un da fare per andare a scovare gli elettori più restii e conducono alle urne anche i paralitici ed altri ammalati con automezzi pur di fargli compiere il loro dovere; e quando a avuto inizio lo scrutinio, il movimento si è tramutato in anzia onde è che fino a quasi all’ultimo la battaglia si è disputata, ma poi infine per una sessantina di voti a trionfato la lista Comunista. Come pure a trionfato il Consigliere Prov.le Comunista Mariottini. In serata è cresciuta l’animazione, e qua e la si accende qualche discussione.
Frattanto i Carabinieri vigilano e cercano di non fare agitare i facinorosi ammonendoli di non provocare disordini. Ma più che gli uomini sono le donne che vorrebbero esplodere in entusiasmo onde è che a notte inoltrata con auto ritorna qui il Canepinese Raggi e sebbene tenute a bada da questo Maresciallo, iscenano una dimostrazione di simpatia a solo applausi limitati. Il mercoledì ad un cert'ora del pomeriggio si nota un so che di cambiamento in parecchi elementi comunisti che tutti vestiti a festa sembrava a chi sa quale avvenimento dovessero partecipare. Ma anche questa volta da Maresciallo vengono diffidati a non inscenare manifestazioni di sorta. Solo una bandiera rossa viene esposta ad un una casa in fondo al paese che quasi subito alla vista di elementi contrari gironzolandogli intorno, P. si accinge a ritirarla.
La domenica 17 ottava dalla elezioni con bando si avverte il raduno in piazza per festeggiare la vittoria; ed è li che sotto la bandiera Rossa dalla loggia solida parla il Consigliere Provinciale eletto Mariottini – il senatore Alberti ed il consigliere Raggi. Applausi da una parte e fischi dall’altra. Nessun corteo. Solo in serata qualche elemento vignanellese con la scusante di essere ubbriachi, con una bandierina rossa circolano cantando. Subito vengono affrontati dai missini e dopo qualche battibecco con l’intervento dei carabinieri, i torbiti elementi vengono allontanati dal paese.
L’insediamento --- per giovedì 21 giugno è fissata la prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione. Infatti, dapprima fanno capo alla barberia di Zanca e poi, giacca in ispalla i consiglieri si avviano al Comune dove il Sindaco uscente Cav. Mariani con ben parole lascia la consegna ai nuovi eletti e li invita a voler proseguire l’opera da lui intrapresa per il bene del paese al di sopra di ogni idea politica. Si procede quindi alla votazione dalla quale ad unanimità ma con le tre schede bianche della minoranza risulta eletto a Sindaco Raggi Daniele di Canepina.” Oltre al Sindaco Raggi erano stati eletti Pieri Erminio (che era anche il Segretario della Lega dei Contadini), Maracci Giacomo, Zanca Vincenzo, Creta Giulio, Tranfa Dionigi, Libriani Giulio, Fabiani Radames, Pieri Giuseppe. Questi i consiglieri che approvarono la delibera. I consiglieri, anche loro eletti il 10 giugno 1951, che quel giorno erano assenti erano Mecucci Lorenzino, Pace Eulalio, Pieri Agostino, Costanzi Giuseppe, Mecocci Nazzareno. Il Segretario Comunale era Vitale Donato Bruno. A questo punto iniziano le difficoltà con gli uffici della Prefettura che il 25 settembre 1952 scrive al Comune di Vasanello per far conoscere che “su conforme avviso del Genio Civile” è stato accolto l’esposto del Sig. Giacinti Lanno fu Luigi, che ritiene opportuno arretrare la costruzione per essere “posta in linea con i fabbricati limitrofi, onde evitare angoli morti che sarebbero ricettacolo di immondizia e rovinerebbero l’estetica della via”.
Ancora in data 13 ottobre 1952 un altro ufficio della Prefettura invia una risposta al Comune di Vasanello circa l’esame della planimetria. Viene chiesto se “dal lato opposto a Via Polare vi sia un’altra strada e, nell’affermativa, se a breve distanza vi sia altra comunicazione tra le due vie”. Sulla stessa lettera della Prefettura, il Sindaco, sempre Zanca, annota in data 24 ottobre che la planimetria è stata restituita completata come richiesto da Viterbo.
Evidentemente quanto illustrato dall’amministrazione comunale non convince la Prefettura. Sembrerebbe che ciò che racconta Francesconi nello scritto citato e cioè che la Prefettura non fosse esente da sollecita- zioni politiche locali su questo caso e che abbia cercato di utilizzare il suo potere per impedire l’opera, non sia frutto di teorie complottiste, ma si avvicini alla realtà. Fatto sta che il 18 novembre 1952 la Giunta Provinciale Amministrativa della Prefettura di Viterbo scrive al Comune di Vasanello facendo presente che nell’adunanza del giorno 6 novembre si è deciso che, essendo l’area venduta alla Lega dei Contadini il solo accesso di una certa ampiezza su Via Polare, con prosecuzione alla Via Taglione non vi è motivo per cui la Lega dei Contadini non possa trovare altrove l’area che occorre.
Il Comune contro deduce alla lettera della Prefettura, come richiesto, non prima di aver affidato un incarico al Geom. Nisini di stilare una relazione tecnica. Cosa dice questa relazione, fatta propria dall’aula consiliare? Afferma che la superficie richiesta dalla Lega dei Contadini è in posizione di forte scoscendimento e pendio, per cui il passaggio tra la Via Polare , la Via Fontana Vecchia e la Via Taglione si effettua malamente. Addirittura vendendo quest’area e costruendoci sopra si eviterebbero pericoli alla pubblica incolumità. Si fa anche notare come appaia chiaro, dalla planimetria, che vi sono altri sbocchi per poter collegare le vie indicate. Cosa ancora più importante, sempre sull’area, prosegue la relazione e la delibera stessa, esiste una fogna scoperta che emana un olezzo poco edificante ed il continuo uso poco salutare che su di essa si pratica potrebbe essere sanata con la costruzione dell’edificio. Il contenuto della relazione, come detto, viene fatto proprio dal Consiglio Comunale, presieduto nel frattempo dal Sindaco Pieri Erminio (che era subentrato a Raggi, il quale con lettera proveniente da Modena si era dimesso per motivi di lavoro), con delibera del n° 48 del 13 dicembre 1952, aggiungendo altri due punti che la relazione non poteva indicare:
1) la costruzione, che eliminerebbe il pericolo del passaggio in un punto scosceso e allo stesso tempo andrebbe a sanare igienicamente la presenza di una fogna a cielo aperto è una manna per il Comune che altrimenti non potrebbe provvedere autonomamente per mancanza di fondi;
2) la Lega dei Contadini ha necessità di stabilire la propria sede in ubicazione non periferica dell’abitato. Anche in questo caso la delibera è approvata all’unanimità e durante i 15 giorni della pubblicazione all’albo pretorio non ci furono reclami.
La contro deduzione non convinse, però la G.P.A. della Prefettura in quanto il 27 gennaio 1953 viene comunicato al Sindaco di Vasanello che nell’adunanza del 7 gennaio essa non era stata approvata in quanto “è compito dell’amministrazione comunale mantenere le strade in buone condizioni di viabilità e le fognature in condizioni igieniche” ed in quanto l’interesse della Lega dei contadini “non è pubblico” e che comunque può essere soddisfatto “senza interrompere una strada”. In conclusione, la Prefettura dice: il Comune trovi i soldi per rendere meno scoscesa e pericolosa la strada e per sanare la fogna a cielo aperto e non cerchi troppo comode scorciatoie.
Il concetto “nessuna utilità” che la prima delibera di cessione dell’area riportava fu, invece il cavillo che tenne l’opera lontana dalla sua realizzazione immediata. Cosa successe dopo, ufficialmente, non lo sappiamo.
I documenti si fermano qui e finora non è stato trovato altro in merito. L’archivio del Comune e quello del Gabinetto di Prefettura non riportano notizie in più. L’archivio del Partito Comunista è in fase di ordinazione e non è consultabile e comunque, contattate le curatrici del lavoro, grazie agli addetti dell’Archivio di Stato di Viterbo, hanno affermato di non avere finora trovato traccia della vicenda in questione. Spero che nel prossimo futuro si possa colmare questo buco temporale e arrivare ad una definizione documentale della pratica.
Unico documento trovato dopo la comunicazione ultima indicata della Prefettura è una lettera del Sindaco al Presidente della Lega dei Contadini, con la quale lo invita a sospendere i lavori: “essendo lo scrivente venuto a conoscenza che, contrariamente all’ordine impartito a suo tempo di sospensione dei lavori, è stata recentemente ripresa la costruzione dello stabile in Via Polare, si da portarla quasi a termine, diffido formalmente la S.V. a proseguire nei lavori non avendo conseguita ancora l’approvazione tutoria il deliberato concernente la vendita dell’area su cui lo stabile dovrà sorgere. Quanto sopra a scanso di responsabilità da parte di questa amministrazione”.
Era il 29 ottobre 1953 e dopo pochi mesi la Casa del Popolo fu inaugurata.
La lettera fa capire bene che, malgrado la documentazione e le autorizzazioni non fossero affatto, formalmente, acquisiti i lavori erano continuati senza controllo da parte del Comune (“si da portarla quasi a termine” si legge nella lettera del Sindaco) e fa pensare che solo a seguito di qualche protesta si fosse dovuto intervenire per discolparsi.
L’INAUGURAZIONE
Così scriveva il Segretario del PCI Giacomo Maracci al giornale L’Unità per invitare il compagno Ezio Taddei a Vasanello per l’inaugurazione: “Il Compagno Taddei potrebbe ricavare qui a Vasanello gli elementi per un articolo di colore, in quanto “LA CASA DEL POPOLO GRANDE” è stata realizzata dai lavoratori superando grandi difficoltà. Essi non solo lottano per un migliore avvenire ma hanno intesa la necessità di avere una loro casa, per riunirsi, discutere e aggiornarsi sempre meglio” Malgrado la condizione economica precaria delle famiglie degli attivisti comunisti e socialisti di Vasanello non fosse rosea e l’attenzione si sarebbe dovuta, forse concentrare maggiormente sul proprio benessere personale (così come siamo pro pensi a pensare oggi in questo tempo di crisi, ma certamente non più miserevole come allora) si era costruita, invece con grande sforzo e peso dei lavoratori, la Casa del Popolo “Grande” come la chiama Giacomino nella lettera di invito ai compagni per la sua inaugurazione. Sono stati scritti numerosi libri sul ruolo didattico che il Partito Comunista ha svolto nei confronti di intere generazioni di militanti. Qui basta evidenziare come il segretario di sezione, contadino, senza istruzione ufficiale e parlando a nome di tutti i suoi compagni esprima la necessità di aggiornarsi sempre meglio, di avere un luogo dove discutere e confrontarsi per far crescere la propria conoscenza sui fatti del mondo (non solo di Vasanello).
Vengono invitate le sezione dei paesi limitrofi e partecipano non solo le sezioni del viterbese, ma anche del ternano come ricorda l’On. Angelo La Bella nel suo intervento proprio nella Casa del Popolo di Vasanello in occasione della festa per la celebrazione dei suoi 50 anni dalla costruzione: “come dimenticare la luminosa giornata dell’inaugurazione? Era il 13 giugno 1954.
Le migliaia di persone radunate nell’enorme piazza di Vasanello che la riempivano tutta! Gente venuta da tutta la provincia e dai vicini paesi dell’Umbria.
Socialisti e Comunisti si strinsero allora in un abbraccio fraterno attorno alle bandiere di Gramsci e di Andrea Costa.[...] Più di qualche ciglio quel giorno era lucido di pianto. Pianto di gioia e commozione. Una casa comune. Una fede comune. Il riscatto del lavoro, il socialismo nella libertà. Una tra le prime Case del Popolo della provincia con questa unica caratteristica: Socialisti e Comunisti sotto lo stesso tetto! Sul palco l’antica bandiera della sezione socialista di Orte, salvata dalla furia devastatrice degli squadristi fascisti !”
In realtà, in un primo momento si era pensato alla data del 27 maggio per l’inaugurazione, come riporta una nota dei Carabinieri di Orte, due giorni prima, “da fonte attendibile e dai preparativi in corso è stato appreso che giovedì 27 p.v. in Vasanello, sarebbe inaugurata la nuova sede della locale sezione del partito social comunista. Si dice che alla cerimonia interverrebbe l’On Pajetta o Longo o altro esponente di detti partiti. Nella circostanza il complesso bandistico di Vallerano eseguirebbe servizio musicale e nella serata verrebbero accesi fuochi d’artificio e proiettato, gratuitamente, un film di cui si ignora il titolo. Ordine pubblico normale”.
Forse la fonte attendibile era Giulio Francesconi, artista che ha affrescato le pareti della Casa del Popolo che porta ora il suo nome e che nel frattempo aveva dato vita alla scuola di Ceramica di Vasanello, che invia due lettere nel mese di maggio 1954 ad altrettanti dirigenti comunisti per la riuscita dell’inaugurazione. La prima la invia al Segretario Federale di Viterbo: “Carissimo compagno Cambi, noi della sezione di Vasanello in una riunione generale abbiamo deciso ad unanimità di fare la inaugurazione della sezione il giorno 27 c.m., e per questo fervono alacremente i preparativi necessari, perché la festa riesca in modo perfetto. Ti esprimiamo il desiderio di aver per l’occasione fra noi, uno degli esponenti maggiori del nostro partito, e semmai l’aspirazione dei nostri iscritti sarebbe di avere, s’è possibile, o l’On. Pajetta, o l’On. Ingrao, l’On. Longo o l’On. Terracini. Uno di questi; forse è troppa pretesa ?
Tu sai quanta fatica e quanti ostacoli ha dato la realizzazione di questa nostra tanto sentita necessità di avere una casa e la nostra volontà dovrebbe in questo caso essere premiata con la presenza di un nostro grande. Sicuri del tuo interessamento e certi della tua influente possibilità ti preghiamo di comunicare l’esito con favorevole gentile sollecitudine”.
Evidentemente, però Francesconi non è tanto sicuro dell’influenza del Segretario provinciale di Viterbo nella capitale e invia una seconda lettera ad un dirigente di nome Otello (forse Montanari, ma è solo un ipotesi) di sua conoscenza diretta, come appare dal tono dello scritto: “Carissimo Otello, innanzi tutto ti ringrazio a nome di tutti i compagni per il tuo cortese interessamento e per tutto quello che ci hai fatto pervenire per abbellimento della nostra sezione. Sarei nuovamente a pregarti di interessarti per impegnare un’alta personalità del partito perché ci onori il giorno della inaugurazione che avverrà come sai il giorno 27 c.m. Desiderio dei compagni sarebbe di avere fra noi l’On. Pajetta. Vedi di fare il possibile; se poi non fosse realizzabile, almeno l’On. Ingrao o l’On. Terracini, o l’On. Longo. Insomma uno di questi grandi del partito. Lo spirito che anima la nostra iniziativa, la quale ci costa fatica e sacrifici, vogliamo che lasci una scia di piacevoli ricordi, non solo nell’animo dei nostri provati compagni, ma soprattutto nella popolazione di Vasanello. Già abbiamo fatto i passi necessari presso la federazione di Viterbo. Malauguratamente il Segretario federale Cambi è attualmente ricoverato in un ospedale a Roma in cattive condizioni causa un incidente stradale. Quindi a Viterbo regna un po di disorientamento e d’altra parte a noi sembra non ci sia persona sufficientemente influente presso la centrale direzione del Partito. Tu puoi fare molto, date le tue aderenze, perciò ci rimettiamo a te. Ancora una cosa, la pellicola. Abbiamo in programma lo spettacolo cinematografico la sera del 26 ed il 27. Si vorrebbe un bel film, o “la giovane guardia” o qualche altro di tuo gusto. Sempre s’intende a sfondo politico. Dovresti impegnarlo e comunicarci la spesa; uno di noi verrebbe a ritirarlo. Rispondi con cortese sollecitudine e nel contempo mandaci la copia del telegramma da inviare a Togliatti e a Nenni. Ringraziamo sentitamente di quanto farai per noi e caramente ti saluto.”
Il 27 maggio, invece la festa non c’è e sempre i Carabinieri di Orte, in pari data, informano le autorità che la “nota manifestazione è stata rinviata a data non precisata”. Il 10 giugno arriva dai Carabinieri l’informazione esatta e definitiva che la festa “avrà luogo pomeriggio 13 andante. Segretario predetta sezione, Sig. Maracci Giacomo, scopo rendere più solenne manifestazione, habet trasmesso, questi giorni, inviti a tutte sezioni paesi limitrofi et compagni più in vista nella zona, nonché alla stampa sinistra perché inviti sul posto redattore Ezio Taddei”. La Questura, ricevuta la notizia, si preoccupa dell’ordine pubblico e scrive al Comando della Compagnia dei Carabinieri di Viterbo “data la rilevanza dell’avvenimento, si prega di voler provvedere acché la manifestazione sia contenuta nei limiti della legalità, ulteriormente rinforzando, se del caso, i comandi interessati”.
La festa venne svolta, malgrado le preoccupazioni delle forze dell’ordine, in un clima sereno. Sono proprio i Carabinieri il 16 giugno ad informare le autorità che “dalle ore 12 alle ore 24 del 13 giugno, in Vasanello Piazza Vittorio Veneto, hanno avuto luogo le preannunciate manifestazioni indette dal PCI e dal PSI in occasione della inaugurazione della casa del popolo costruita con prestazioni gratuite e volontarie dagli appartenenti a detti partiti. Dalle ore 17 alle ore 20, hanno tenuto comizio Onorevoli Lizzardi et Ingrao dei partiti stessi, elogiando componenti sezioni locali per opera realizzata et illustrando episodi più salienti storia comunismo e socialismo, concludendo con qualche critica verso dirigenti democristiani, attuale coalizione governativa et classe capitalistica. Hanno assistito comizio circa 2.000 persone parte del luogo et parte affluite dai paesi limitrofi. Nessun incidente. Ordine pubblico normale.” Chiaramente meno burocratico e più ricco di particolari il racconto di Nano i Vappo che ricorda l’evento così:
“ieri domenica, questa sezione Comunista capeggiata dal suo presidente Giacomino ha inaugurato la propria sede sorta per volontà fede e costanza dei numerosi soci. Il locale costruito di spese quasi tutte volontarie è situato alle praticare ed è stato decorato con le quattro stagioni affrescate alle pareti dal professor Giulio Francesconi. Per l’occasione vi anno preso parte le diverse rappresentanze dei vari paesi limitrofi appositamente invitati con i loro vessilli rossi e con in testa la musica di Vallerano alle 4 del pomeriggio anno sfilato per portare prima una corona di alloro al Monumento dei Caduti a cui seguivano una cinquantina di lambrettisti, quasi tutti della Ceramiche di Civita Castellana. Quasi subito alla sede veniva servito agli intervenuti del buon vino con pagnottelle imbottite. Poco dopo giungevano i due deputati Ingrao e Lizzardi i quali da un palco eretto nella piazza del Giardino per quasi tre ore si scalmanavano a pronunziare discorsi che contenevano offesa al governo e alla polizia riscuotendo naturalmente applausi dai loro seguaci. A sera bombe artificiali e musica in piazza.” Le” bombe artificiali” della sera furono curati dalla ditta Poleggi Angelo di Giovanni di Canepina, in località Prato Giardino alle ore 21 come risulta dall’autorizzazione del Sindaco di Vasanello del giorno precedente.
FONTI
- Archivio storico del Comune di Vasanello (presso Archivio di Stato di Viterbo)
- Archivio di Gabinetto della Prefettura di Viterbo (presso Archivio di Stato di Viterbo)
- Archivio privato Angelo La Bella (presso Archivio di Stato di Viterbo)
- Questura di Viterbo (presso Archivio di Stato di Viterbo)
- Diario di Lanno Orlandi detto Nano i Vappo (archivio privato)

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