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I Quaderni di Gramsci ed Echi in Guttuso

mostra milano

Presentati a Torino durante il XXIX Salone Internazionale del Libro, i Quaderni del Carcere sono esposti dal 24 maggio
al 17 luglio 2016 negli spazi della sede storica della Banca Commerciale Italiana in Piazza della Scala a Milano, nello splendido edificio progettato agli inizi del 900 da Luca Beltrami. La presenza di due grandi dipinti di Renato Guttuso: La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio del 1955 e i Funerali di Togliatti del 1972 stanno a testimoniare  come creazione artistica e passione politica possano e anzi debbano coincidere. La scelta di questa sede non è causuale. A Raffaele Mattioli, definito con l'epiteto di banchiere umanista, si deve il merito di essere riuscito a salvaguardare il pensiero gramsciano, raccontato nei quaderni, scritti da Gramsci durante i suoi lunghi anni di prigionia, a quali seguì la sua dipartita.     

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GRAMSCI ANTONIO
I QUADERNI DEL CARCERE

quaderni

Deputato e segretario del Partito Comunista Italiano, Antonio Gramsci è arrestato dalla polizia fascista con l’accusa di sovvertire violentemente gli ordini dello stato l’8 novembre 1926.  
Condannato a venti anni di reclusione dal tribunale speciale per la Difesa dello Stato, Gramsci avanza la richiesta di poter avviare uno studio sistematico su argomento di carattere filosofico e letterario, permesso che verrà concesso solo nel gennaio del 1929.
L'8 febbraio 1929, Antonio Gramsci inizia a stilare un primo elenco di sedici temi. Alcuni di questi saranno utilizzati come sintetici titoli di rubrica, poi ripresi nei quaderni successivi. Tra i più importanti si ricordano: Americanismo, Lorianismo, I nipotini di padre Bresciani. Accanto alle schede bibliografiche e alle note brevi, spiccano due grandi paragrafi sul Risorgimento e il tema degli intellettuali che sviluppano molti spunti, ripresi dall'ultima pubblicazione sulla questione meriodiale, stilata prima dell'arresto.  Fino al 1932, Gramsci riesce a comporre 10 quaderni, di cui tre sono dedicati agli esercizi di traduzione per lo studio delle lingue (tedesco, russo e inglese), definito dallo stesso autore come "mezzo terapeutico contro l'inaridimento dovuto al carcere".
Ai suoi studi e ricerche, Gramsci accenna frequentemente nelle lettere inviate alla cognata Tatiana Schucht, all'amico Pietro Sraffa e alla moglie Giulia, trasferitasi a Mosca con i due figli Delio e Giuliano. Questo primo periodo, si conclude con la grave crisi di salute che colpisce Gramsci. La seconda fase dei suoi studi è caratterizzata dall'approfondimento delle tematiche stilate nei primi quaderni e dall'abbandono degli esercizi di traduzione. Dopo aver annotato e schedato libri e riviste a lui concesse, inizia a riordinare le note in nuovi quaderni definiti da lui stesso "speciali"perchè dedicati ad un unico argomento. Tra questi: la filosofia di Benedetto Croce, il Risorgimento Italiano, Noterelle sulla politica di Machiavelli, cancellando le precedenti stesure con lunghi tratti di penna.
Nel marzo 1933, un'ulteriore crisi colpisce  lo scrittore sardo  con stati di allucinazione, di ossessione e di tormenti psicologici. Proprio questa crisi sarà determinante per il passaggio alla terza fase: essa si apre alla  con il trasferimento di Gramsci nella clinica di Formia, dove Gramsci si accinge  alla stesura di quaderni di carattere monografico, quasi tutti rimasti incompleti. Ottenuta la semilibertà, è ricoverato nuovamente nella clinica Quisisana, assistito dalla cognata. Nel 1937, riaquisita la libertà, Gramsci si spegne il 27 aprile a soli 46 anni.
Grazie all'intevento della cognata Tatiana, a cui dobbiamo il lavoro di catalogazione e numerazione dei quaderni, e Raffaele Mattioli, secondo la testimonianza di Nilde Iotti, gli scritti di Gramsci sono arrivati fino a giorni nostri.
Dopo essere stati inviati in Russia, i quaderni tornano in Italia nel 1945 e sono pubblicati per la prima volta dal 1948 al 1951 dalla casa editrice Enaudi.
Le riflessioni gramsciane sono state tradotte in oltre 20 mila titoli in 41 lingue registrate dalla Bibliografia Gramsciana.
Nel 2011, in occasione della mostra "Avanti Popolo: il PCI nella storia d'Italia" i Quaderni del Carcere, custoditi in teche apposite, sono stati per la prima volta digitalizzati e presentati al grande pubblico in tutta la loro originalità e bellezza.


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