giulio francesconi LAratura 1954

Una scelta di vita

di Enrico Gibellieri
1 – Prima dell’iscrizione al PCI
Ho iniziato a lavorare come ricercatore al Centro Sperimentale Metallurgico (poi Centro Sviluppo Materiali in breve CSM), uno dei maggiori centri di ricerca industriale in Europa, nel marzo 1968, dopo aver frequentato un corso intensivo dell’IRI per circa due anni a Terni, Londra e Taranto. Ho subito partecipato alle lotte per il rinnovo del sindacato e, più in generale, ai movimenti per il cambiamento della società che hanno caratterizzato quegli anni, da posizioni di estrema sinistra, vicine al maoismo che allora andava molto di moda (la Rivoluzione Culturale, il libretto rosso di Mao ecc.). Essendomi iscritto alla facoltà di geologia all’Università di Roma, ho avuto la possibilità di vivere quel periodo sia come lavoratore che come studente.
Ho iniziato a frequentare occasionalmente Vasanello dal 1967 e ho iniziato a viverci dopo il matrimonio nel gennaio 1971.

2 – L’iscrizione al PCI e la situazione nella sezione di Vasanello.
La vita a Vasanello e quella di pendolare su Roma mi hanno progressivamente messo in contatto con altri cittadini e pendolari di Vasanello, che in quel periodo erano soprattutto lavoratori dell’edilizia. Molti di loro erano iscritti al PCI e nelle discussioni che facevamo nel viaggio di ritorno negli scompartimenti del treno da Roma Termini a Orte, ebbero l’occasione di conoscere le mie po- sizioni sui vari argomenti di carattere politico e sindacale. Da li sono progressivamente maturate le condizioni del mio avvicinamento e ingresso nel PCI, e della mia frequentazione della Casa del Popolo.
Bisogna ricordare che, a quei tempi, l’iscrizione al PCI non era una scelta fatta con leggerezza ma rappresentava una scelta di vita con conseguenze importanti sull’esistenza stessa delle persone. 
Tornerò su questo punto nel seguito del racconto per descrivere ciò che essa significò nel mio caso.
Sebbene non sia sicuro che i miei ricordi siano cronologicamente esatti, penso che in quel periodo il segretario della sezione del PCI fosse Massimo Maracci, da poco trasferitosi a Vasanello da Roma, che aveva portato una spinta nuova all’attività della sezione.
Ricordo che trovai in sezione compagni quali, Massimo e Giacomino Maracci, Lanno Creta e suo fratello Luigi, Giovannello, Giulio Creta, Antonio Ricci, Giuseppe Creta, Bagnini e tutti i compagni pendolari che incontravo sul treno a partire da Franco Libriani e Peppinello Creta.
Entrando per la prima volta nella Casa del Popolo, rimasi particolarmente colpito dalla presenza dei dipinti di Giulio Francesconi, in particolare dall’immagine di Gesù Cristo, mentre il locale non era in buone condizioni.
Le discussioni vertevano spesso su questioni locali relative al Comune e, particolarmente, all’Università Agraria, ente di cui ignoravo l’origine e le attribuzioni ma che sembrava molto importante per i compagni. Gli iscritti al partito erano allora per la gran parte contadini e operai, ma anche gli artigiani avevano una presenza significativa. A quel tempo il senso di solidarietà era ancora presente e molto alto. Ricordo che rimasi colpito nel constatare che quando qualche compagno si ammalava gli altri provvedevano a lavorare la sua terra fino a quando non si fosse completamente ristabilito. Ciò avveniva in silenzio e nella massima riservatezza.
3 – Le elezioni comunali del 1975 Sebbene fossi “forestiero”, fui accolto molto bene dai compagni che da subito vollero coinvolgermi nell’attività della sezione. Non ricordo con esattezza quando fui inserito nel Comitato Direttivo ma ciò avvenne gradualmente. Iniziai in questo modo la mia partecipazione alle attività del PCI a Vasanello.
Nella discussione sulla composizione della lista “Vanga e Stella” da presentare alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale del 1975 mi fu proposto di farne parte. A dire il vero, non ero molto propenso ad impegnarmi nell’attività amministrativa per varie ragioni. La mie caratteristiche personali mi portano a preferire l’impegno politico a quello amministrativo e, inoltre, era da troppo poco tempo che abitavo a Vasanello e ritenevo che le mie conoscenze dei problemi del Comune e del territorio non fossero adeguate. Infine, la mia vita di lavoratore pendolare mi lasciava molto poco tempo a disposizione
La lista era una coalizione tra comunisti e socialisti e il candidato a sindaco era socialista. Fui eletto in consiglio comunale e ne ho poi fatto parte fino al 1988, non ricoprendo mai incarichi di sindaco o di giunta ma restando un semplice consigliere; in seguito ebbi il ruolo di capo gruppo dei consiglieri del PCI.
In quegli anni ci fu un rinnovamento dei quadri dirigenti della sezione e della compagine del PCI in Consiglio Comunale oltre che a una maggiore influenza del partito in consiglio e nel paese.
4 – L’elezione a segretario della sezione. A seguito dell’elezione a sindaco di Massimo Maracci, nella primavera del 1977, nella settimana che precede la Pasqua, fui eletto segretario della sezione del PCI di Vasanello. Nella nuova funzione e responsabilità cercai di riorganizzare la vita del partito a Vasanello con riunioni settimanali del Comitato Direttivo, in genere il venerdì sera, e assemblee generali degli iscritti più frequenti. Tutte le settimane la sezione produceva molti manifesti scritti a mano che venivano affissi in tutto il paese mantenendo costantemente informati i cittadini sulla politica del partito a livello internazionale, nazionale e locale. Allora il finanziamento dei partiti, e del PCI in particolare, si basava esclusivamente sul contributo degli iscritti, sulle sottoscrizioni più o meno straordinarie e sulle feste de l’Unità.
Il bilancio economico della sezione di Vasanello andò migliorando nel tempo e il nostro contributo alla Federazione divenne uno dei più sicuri, affidabili e 
consistenti. Ciò obbligava i dirigenti della sezione a parlare diverse volte l’anno con gli iscritti, simpatizzanti e cittadini, spesso recandosi nelle loro case; il sacrificio era grande ma il continuo contatto creava un legame solido con le persone che avevano occasione di discutere con dirigenti e amministratori su temi di politica nazionale e locale.
I dirigenti ricevevano in cambio informazioni preziose per orientare la loro attività politica e amministrativa. Forse, all’origine dei problemi attuali c’è proprio la mancanza di questo “feed back” e il fatto che gli attuali dirigenti e amministratori molto spesso non vivono la vita dei normali cittadini, condividendone le difficoltà. I bilanci della sezione, organizzati in modo chiaro e comprensibile a tutti, venivano pubblicati sulla bacheca del partito affinché fossero conosciuto dagli iscritti e dai cittadini.
Mantenni sempre separate l’attività politica della sezione dall’attività amministrativa evitando di appiattimento sui soli problemi locali e lasciando ampia autonomia al gruppo consiliare del PCI in consiglio e in giunta. In occasione dei nostri congressi di sezione, iniziammo a invitare le delegazioni degli altri partiti politici organizzati a Vasanello, in particolare il PSI, il PSDI e la DC. La decisione fu presa dopo una lunga e sofferta discussione con i compagni del direttivo che avevano dubbi sul senso e l’utilità di tale decisione anche se ciò avveniva normalmente in occasione dei congressi nazionali delle varie forze politiche. Lo scopo era quello di migliorare il clima democratico a Vasanello e, nello stesso tempo, migliorare il livello della nostra discussione che avveniva in presenza di altri.
Devo dire, però, che mai una volta fummo invitati ai congressi o a riunioni equivalenti degli altri partiti. Ho mantenuto la posizione di segretario della sezione del PCI di Vasanello fino al 1987 quando ho trasferito questa responsabilità a Vincenzo Liberiani, appartenente ad una nuova generazione di comunisti, negli anni della “perestrojka” di Gorbaciov nell’Unione Sovietica e alla vigilia della caduta del muro di Berlino che avrebbe determinato cambiamenti epocali in tutto il mondo con conseguenze anche nel nostro partito.
A questo proposito, ricordo il congresso che tenemmo nella nostra sezione a seguito della svolta della Bolognina e alla proposta di assumere il nuovo nome di Partito Democratico della Sinistra e di cambiare il simbolo del partito. Quasi tutta la sezione era schierata per il cambiamento e a rappresentare la minoranza del partito guidata da Cossutta al nostro congresso venne un giovane Niki Vendola che lasciò la sezione quasi piangendo per la sconfitta che dovette subire.
5 – I rapporti con la Federazione del PCI di Viterbo e la partecipazione al Comitato Federale.
Successivamente, fui anche eletto a far parte del Comitato Federale del PCI di Viterbo dove la presenza e l’influenza della sezione di Vasanello aumentò nel tempo anche grazie alla consistente attività politica e ai buoni risultati delle iscrizioni e delle elezioni politiche e amministrative.
Oltre che per le riunioni del Comitato Federale, andavo a Viterbo in Federazione quasi tutte le settimane, in genere il sabato, per parlare con i dirigenti e prendere i materiali di propaganda. Ricordo i vari segretari quali Ugo Sposetti, Oreste Massolo, Quarto Trabacchini e altri dirigenti quali Angela Giovagnoli, Sergio Pollastrelli e, in particolare, Assuero Ginebri e sua moglie Giovanna Strich, due persone di cui ho avuto grande stima e considerazione delle quali serbo un ricordo indelebile. Frequenti erano le presenze dei dirigenti provinciali e dei parlamentari del PCI alle assemblee degli iscritti e alle discussioni della nostra sezione.
6 – Il Compromesso Storico
A seguito del colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973, nel corso del quale fu assassinato il Presidente socialista, democraticamente eletto, Salvador Allende, e della difficile congiuntura economica della metà degli anni ’70, il Segretario generale del PCI Enrico Berlinguer lancio la politica del compromesso storico consistente nell’al
leanza delle forze democratiche e antifasciste per risolvere la crisi economica e creare le condizioni dell’ingresso al governo del paese del PCI, fino ad allora escluso a causa degli equilibri determinati dalla guerra fredda.
Questa politica portò all’appoggio del PCI al governo Andreotti che doveva ricevere la fiducia dal parlamento il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’assassinio dei componenti della sua scorta da parte delle Brigate Rosse, opportunamente dirette e manovrate per impedire l’avvicinamento del PCI al governo del paese.
Nella sezione di Vasanello i temi della politica del compromesso storico e del terrorismo furono oggetto di numerose e accese discussioni e approfondimenti. Il clima politico raggiunse in quel periodo livelli di assoluta drammaticità per le stragi di stato, a partire da quella di Piazza Fontana a Milano, e gli attentati e assassinii delle BR anche a dirigenti del PCI quali quello di Guido Rossa il 24 gennaio 1979. Ho personalmente conosciuto Guido Rossa quando ho lavorato presso l’Italsider di Genova, dove lui era un membro del Consiglio di Fabbrica.
Il 14 maggio 1978 si tennero le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Viterbo. Il 9 maggio il cadavere di Aldo Moro era stato trovato in via Caetani a Roma e il venerdì 12 maggio chiudemmo la campagna elettorale a Vasanello in un clima da guerra civile.
Quella sera ci fu prima un comizio di Pino Rauti, noto esponente fascista del MSI, seguito dal mio per il PCI e da quello di Paris dell’Unto del PSI. Nella piazza di Vasanello c’era il gruppo di persone che accompagnavano Rauti e c’era il timore era che volessero creare incidenti come avevano già fatto altrove. L’organizzazione e la vigilanza della nostra sezione riuscì ad evitare il pericolo e le provocazioni.
7 – Il Congresso Nazionale del PCI del 1979.
Nel 1979 fui eletto tra i delegati della Federazione di Viterbo al 15° Congresso Nazionale del PCI che si tenne a Roma presso il palazzo dello Sport all’EUR. E’ stata un’esperienza indimenticabile. Fu un congresso importante in un momento importante della storia del nostro paese. Venne cancellata la dicitura “marxista leninista” dallo statuto del partito e si discussero argomenti di grande rilevanza nazionale ed internazionale.
Ricordo in particolare l’intervento di un generale della Pubblica Sicurezza sulla costituzione del nascente sindacato di polizia e di una delegazione di professori dell’Università di Padova che riferirono delle angherie e dei maltrattamenti a cui erano stati sottoposti da parte di gruppi estremisti di potere operaio e avanguardia operaia influenzati da Toni Negri. Ho un cattivo ricordo della scarsa disciplina e dal comportamento dei delegati del Lazio, molti dei quali non fecero altro che chiacchierare e o gironzolare mentre le altre delegazioni erano molto più disciplinate e attente al dibattito congressuale.
Fu molto interessante ascoltare gli interventi dei vari delegati e dei dirigenti nazionali del partito a partire da Berlinguer, Amendola, Ingrao, Napolitano ed altri. Conservo alcune foto che ogni tanto guardo meravigliandomi del vestito che indossavo e dei baffi che allora avevo fatto crescere.
8 – L’azione politica, le battaglie per il divorzio (1974) e sull’aborto (1981), Il comizio in piazza con l’allora sindaco di Roma Luigi Petroselli (1980), il colpo di stato in Polonia (1981).
Vorrei ricordare, a questo punto, quattro momenti di grande partecipazione, discussione e azione politica nella sezione del PCI di Vasanello.
8.1 - Il partito condusse una campagna capillare per la conferma delle leggi sul divorzio (1974) e sull’aborto (1981) che i gruppi conservatori volevano cancellare attraverso due referendum abro- gativi. Non sono state due campagne facili per la delicatezza degli argomenti trattati, i tentativi di strumentalizzazione dei firmatari dei referendum e per lo schieramento e l’azione capillare della gerarchia della chiesa cattolica.
Anche a Vasanello questi momenti rappresentarono un’occasione di crescita politica e civile dei 
nostri iscritti e della cittadinanza.
8.2 - Per l’inaugurazione della sede comunale dopo una ristrutturazione, venne a Vasanello Luigi Petroselli, amatissimo sindaco di Roma troppo prematuramente scomparso. Egli aveva frequentato Vasanello quando, giovanissimo, si era iscritto al PCI e aveva partecipato nel nostro territorio al movimento di occupazione delle terre al fianco dei contadini. Nell’occasione organizzammo una manifestazione politica nella piazza principale di Vasanello nel corso della quale presi la parola io stesso, il sindaco Massimo Maracci e Luigi Petroselli.
Fu una delle poche volte che vidi la piazza di Vasanello piena di persone.
Nella Casa del Popolo si conserva ancora il manifesto stampato per l’occasione.
8.3 - Un altro momento importante fu rappresentato dalla posizione assunta dal PCI, e dal suo segretario generale Enrico Berlinguer, a seguito del colpo di stato in Polonia da parte del generale Jaruzelski il 13 dicembre 1981, per reprimere gli scioperi e le manifestazioni di Solidarnosc. Berlinguer scrisse che il colpo di stato in Polonia rappresentava l’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione russa del 1917 perché si rivolgeva contro gli operai e i lavoratori polacchi, le classi che invece dovevano essere difesa dai partiti comunisti.
Anche su questo si apri una discussione dolorosa nel partito e anche a Vasanello, soprattutto i compagni più anziani, stentavano ad accettare una posizione che dichiarava esaurita l’esperienza della rivoluzione d’ottobre che tante speranze aveva suscitato in tutto il mondo.
Ricordo che un giorno fui avvicinato in piazza da Giacomino Maracci, segretario del partito ai tempi della costruzione della Casa del Popolo, che tirò fuori dalla sua tasca un foglio di carta da quaderno a quadretti sul quale aveva scritto una lettera, indirizzata alla direzione nazionale del partito. In essa egli illustrava le ragioni del suo dissenso con la posizione e il giudizio del partito sui fatti di Polonia. Egli volle che io la leggessi prima di inviarla per posta: la disciplina di partito gli impediva di inviarla “scavalcando” il segretario della sua sezione.
Rimasi molto colpito dal gesto e, soprattutto, dal contenuto e dalle argomentazioni di Giacomino al punto che ne serbo ancora il ricordo. Ho molto spesso riflettuto sulle capacità di analisi politica, anche su importanti fatti internazionali, di persone che, pur non avendo avuto accesso ad una formazione scolastica adeguata, comunque erano in grado di esprimere un loro punto di vista non banale e scontato.
Il PCI ha rappresentato una vera e propria scuola per moltissime persone che hanno avuto la possibilità di ascoltare e discutere da pari a pari su argomenti di grande rilevanza. Confesso che ho appreso molto più da loro che da tanti altri che, pur avendo avuto, spesso più per fortuna che per merito, accesso a gradi di istruzione superiore, non sono stati e non sono in grado di utilizzare le loro conoscenze in modo sensato e costruttivo.
9 – Le Feste de l’Unità.
Un elemento importante di crescita culturale e di indipendenza economica sono state le feste de l’Unità che a partire dalla meta degli anni ’70 sono state organizzate dalla sezione del PCI di Vasanello con una vasta partecipazione degli iscritti, delle loro famiglie e dei simpatizzanti.
Le feste de l’Unità di Vasanello sono state sempre caratterizzate da un elevato livello culturale e dall’impegno a migliorarlo continuamente. Naturalmente la gastronomia ha sempre rappresentato una delle attività più impegnative; non mi dilungo nella descrizione dei menù e della qualità dei cibi ma essi sono stati sempre apprezzati da coloro che visitavano la festa. Spettacoli di danza classica con ballerini del teatro dell’Opera di Roma, concerti di mucica classica di orchestrali dell’Accademia musicale di Santa Cecilia sono solo due esempi dello sforzo organizzativo e culturale profuso dalla sezione del PCI i Vasanello. Alcuni spettacoli venivano realizzati in vari luoghi del paese quali la Piazza della Libertà nel centro storico, nelle piazze del quartiere Praticare e nei giardini del Castello Orsini. Le feste de l’Unità della sezione del PCI di 
Vasanello hanno precorso quelle che si realizzano oggi e anno fatto scuola per molti. I fondi ricavati dalle feste e dal lavoro di decine di compagne e compagni hanno permesso di finanziare il partito il modo onesto e trasparente e di procedere ad alcuni investimenti per l’acquisto strutture necessarie alla festa stessa e il miglioramento dei locali della Casa del Popolo.
10 – La candidatura alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche del 1983
La Federazione del PCI di Viterbo, in accordo con la direzione nazionale del partito, decise di inserirmi nella lista di candidati alla Camera dei Deputati, per la circoscrizione elettorale del Lazio in occasione delle elezioni politiche del giugno 1983. E’ bene chiarire subito che l’inserimento del mio nome nella lista non era finalizzata alla mia elezione ma al completamento della lista stessa che doveva essere composta da un certo numero di nomi. Era comunque un onore, e un segno di considerazione, far parte di una lista capeggiata da Enrico Berlinguer, che sarebbe prematuramente scomparso a Padova solo un anno dopo, l’11 giugno 1984, lasciando un vuoto incolmabile, e tuttora non colmato, nel partito e nel panorama politico italiano.
Ricordo che mi fu chiesto di recarmi da un fotografo a Vignanello per una foto da inserire sui materiali di propaganda e che non sapevo come mettermi a causa dell’imbarazzo. Furono preparati depliant collettivi contenenti una fotografia e un breve CV dei candidati viterbesi, e bigliettini per orientare alcune preferenze sul mio nome nei comuni di Vasanello e di Vignanello. Conservo tuttora alcuni esempi di materiali di propaganda e mi imbarazza ancora la mia foto dove, con un microfono in mano, sembro più un cantante che un candidato del PCI. Non sono mai riuscito a sapere quante preferenze presi ma mi fu detto che esse furono molte di più di quelle previste e programmate. Il motivo di ciò furono le preferenze che presi a Roma e in altre parti del Lazio grazie alla mobilitazione, spontanea e non richiesta da parte mia, dei colleghi di lavoro, in particolare di quelli iscritti alla Cellula del PCI dell’azienda in cui lavoravo e della quale ero, all’epoca, il segretario.
11 - I lavori di miglioramento dei locale della Casa del Popolo, il restauro dei dipinti di Giulio Francesconi, nel trentesimo anniversario della sua costruzione.
“La Casa dei diavoli rossi”. Nel 1984, In occasione del 30° anniversario della costruzione della Casa del Popolo, con i membri del Direttivo decidemmo di procedere alla sua sistemazione, al restauro dei dipinti di Francesconi e all’acquisto delle sedie e di un grande tavolo per le riunioni.
Grazie ai fondi guadagnati con le feste de l’Unità, avevamo acquistato un locale nei pressi della Casa del Popolo che usavamo come magazzino dei materiali e delle strutture che utilizzavamo durante le feste. La Casa del Popolo era per una parte di proprietà dei socialisti fin dalla sua costruzione; era giunto il momento di riscattare, con l’ausilio legale delle società proprietarie degli immobili dei due partiti, la loro parte per essere liberi di poter procedere ai lavori programmati. Cedemmo ai socialisti il locale adibito a magazzino in cambio della loro parte di proprietà della Casa del Popolo e procedemmo con i lavori che prevedevano il rifacimento del pavimento, intonacatura e tinteggiatura, un nuovo impianto elettrico e di illuminazione della sala e dei dipinti, la costruzione l’installazione di un condizionatore che inverno potesse anche riscaldare l’ambiente (purtroppo non ha mai funzionato) e la costruzione del bagno. Restava la parte più difficile e delicata, il restauro dei due grandi dipinti di Francesconi. Mi rivolsi a due signore che al tempo frequentavano Vasanello, la signora Palleschi e la signora della Pergola, quest’ultima sovrintendente alle belle arti, per chiedere loro un consiglio su come procedere. Al primo tentativo ricevetti una risposta molto negativa, quasi sprezzante: mi fu detto che non valeva la pena restaurare le due opere ma, dopo la mia insistenza, accettarono di vedere di per
sona i dipinti e vennero alla Casa del Popolo. Alla vista delle opere cambiarono immediatamente idea e ci indicarono due restauratori di loro fiducia, che vennero a Vasanello per un’intera settimana, e procedettero al restauro e al fissaggio dei dipinti che si stavano seriamente deteriorandosi perdendo progressivamente i colori. Nell’occasione, grazie alla collaborazione di Lorenzino, socialista poi passato al PCI, che conservava alcuni oggetti e scritti di Giulio Francesconi, da lui ospitato fino alla sua morte, recuperammo e pubblicammo un breve scritto intitolato “La casa dei diavoli rossi”.
In esso, Francesconi descriveva in maniera poetica le peripezie di Giacomino, allora segretario della sezione, e dei suoi compagni nella costruzione della Casa del Popolo, superando gli ostacoli che la prefettura di Viterbo, su richiesta degli avversari locali, creava per impedirla. Fu in questa occasione che decidemmo di intitolare la sezione del PCI di Vasanello a Giulio Francesconi al quale è anche intitolata una via di Vasanello. Su di lui si potrebbe scrivere molto perché la sua vita e la sua attività artistica è stata molto varia e complessa. Non mancherà chi potrà farlo meglio di me.
12 –Conclusioni In occasione dei preparativi per celebrare il 60° anniversario della Casa del Popolo, Francesco Bergantili, il giovane segretario della sezione del PD, ha voluto intervistarmi sulla mia attività nel PCI a Vasanello.
Ciò mi ha portato a riflettere sul passato e sul presente e mi ha spinto a scrivere, forse più per me che per gli altri, questo breve racconto della mia militanza nel PCI. E’ stata un’esperienza che ha segnato la mia vita e che, in gran parte, rifarei. Spesso mi chiedo se l’impegno e i sacrifici che io e moltissimi altri abbiamo fatto, togliendo tempo prezioso alle nostre famiglie, siano serviti a qualcosa. Se guardo alla realtà del nostro paese, alla disoccupazione dilagante, all’infima qualità di gran parte della classe politica, ai giovani senza futuro, alla povertà e alla disperazione dilaganti, all’elevato livello dell’astensionismo elettorale, all’egoismo e al razzismo che pervadono parte della società, allora penso che abbiamo fallito e che il nostro impegno e stato inutile.
Non mi consola il pensiero che, senza l’impegno della mia generazione, forse la situazione sarebbe ancora peggiore. Se, invece, considero che il Partito Democratico, in gran parte erede del PCI-PDS-DS, oggi governa l’Italia con dei giovani e delle giovani dirigenti quarantenni, sulla base di un consenso elettorale che ha superato il 40% dei voti espressi nelle recenti elezioni europee, potrei considerarmi soddisfatto perché l’investimento di rinnovamento che abbiamo fatto fin dal 1989 sembrerebbe essere giunto finalmente a buon fine. In questo scenario, mi conforta il fatto che almeno qui a Vasanello, la sede del PD, la Casa del Popolo è ancora viva e frequentata da giovani che hanno la volontà di non rassegnarsi e di reagire riunendosi, discutendo di politica e organizzan- dosi utilizzando i moderni mezzi di comunica- zione. Di fronte a tante sezioni e Case del Popolo sempre più vuote ciò rappresenta un fatto vera- mente positivo. La Casa del Popolo di Vasanello, come tante altre nel nostro paese, hanno rappresentato luoghi di partecipazione, di impegno disinteressato basato sullo spirito di servizio, di emancipazione ed educazione di grandi masse di popolo alla partecipazione e alla democrazia attiva per cambiare la società in senso più favorevole alle classi più povere e svantaggiate. I lavori di ammodernamento e di miglioramento della struttura attualmente in corso la rende- ranno ancora più accogliente e utilizzabile nel prossimo futuro.
Questo è il miglior modo per celebrare i 60 anni della “Casa dei diavoli rossi” e il miglior tributo a chi ha voluto e saputo costruirla superando difficoltà e ostacoli quasi insormontabili. Abbiamo urgente bisogno di recuperare lo spirito 
di allora per risollevare il nostro paese e ridare una speranza di futuro alle generazioni che verranno.

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giulio francesconi La Raccolta delle Olive